Il “normale” nell’antropologia criminale di Cesare Lombroso



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Il “normale” nell’antropologia criminale di Cesare Lombroso
Emeritus Professor Peter Cryle, Institute for Advanced Studies in the Humanities, University of Queensland (Australia)
Per chi è interessato a ricostruire e narrare momenti decisivi della storia intellettuale, il convegno internazionale di Antropologia criminale, che si tenne a Parigi nel 1889, si presenta a prima vista come un esempio classico di confronto e insieme di non-incontro. A quel convegno Cesare Lombroso occupava un posto d’onore. Spettò infatti a luiparlare per primo aprendo i lavori con una conferenza sullo stato presente dell’antropologia criminale. Tuttavia, a partire dalla sessione seguente, Lombroso si trovò all’improvviso sulla difensiva. La sua concezione del criminale nato fu oggetto di una severa critica formulata dall’antropologo francese Léonce Manouvrier secondo cui i caratteri identificati da Lombroso come tipici del criminale nato non erano significativi da un punto di vista scientifico. Lo scambio tra Manouvrier e Lombroso non poteva essere un dibattito scientifico in senso stretto perché mancava un vero accordo sulla questione, ma l’analisi storica di questo non-incontro permette di segnalare orientamenti decisivi nell’antropologia criminale di fine Ottocento.

Indicazioni bibliografiche (libri più recenti)

Peter Cryle and Alison Moore, Frigidity: An Intellectual History (Palgrave Macmillan, 2011).

Peter Cryle, La Crise du plaisir, 1740-1830 (Presses Universitaires de Lille, 2003).

Peter Cryle, The Telling of the Act: Sexuality as Narrative in Eighteenth and Nineteenth-Century France (University of Delaware Press, 2002).


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