Sacra scrittura catechesi libro del profeta malachia



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SACRA SCRITTURA

CATECHESI



LIBRO DEL PROFETA MALACHIA

Commento teologico



CATANZARO 2017

PRESENTAZIONE



I PECCATI CONTRO DIO


Il peccato è offesa contro Dio ed è sempre disobbedienza o trasgressione puntuale, specifica di un comandamento, uno statuto, una prescrizione del Signore. L’uomo non solo è dalla Parola del suo Creatore e Signore, deve anche vivere secondo la sua Parola, se vuole essere e rimanere uomo. Se non vive secondo la Parola del suo Signore esce dalla vita, entra nella morte, che si consumerà, se lui non ritorna nella Parola, nella morte eterna. L’uomo creato da Dio è dalla Parola, può essere solo nella Parola. Esce dalla Parola, muore l’uomo secondo Dio, nasce l’uomo secondo Satana.

Essendo il peccato disobbedienza o trasgressione puntuale, specifica, storica, qui ed ora, di un comandamento o statuto del Signore, quali sono i peccati commessi dai figli di Giacobbe al tempo del profeta Malachia? Ogni tempo ha i suoi peccati, ogni epoca le sue trasgressioni. Ora si accentua una violazione della legge ora un’altra. Al tempo di Malachia il peccato gravissimo è stato la cancellazione del pensiero di Dio, con la conseguente creazione di gravi disordini morali, religiosi, sociali ad ogni livello. Solo esaminando peccato per peccato si potrà conoscere la pesante immoralità del tempo.


I PECCATI CONTRO IL CULTO


Il Libro del Levitico ed ogni altra legge data da Mosè sul culto, prescriveva in ogni singolo dettaglio la natura di ogni sacrificio e le sue modalità per essere gradito al Signore. Una di queste norme ordinava che al Signore si dovevano offrire animali puri, senza difetti, sani. A Dio andava presentata la cosa più bella, più sana, più robusta, più preziosa. Mai una cosa brutta, ammalata, debole, di scarto. Ciò che non serve all’uomo non può essere offerto a Dio. A Lui va presentato il meglio del meglio sempre. L’osservanza di questa norma attestava la vera fede e la vera pietà del popolo verso il suo Signore, il Datore di ogni cosa. A Dio che dava tutto, si offriva la cosa più bella.

Al tempo di Malachia questa norma era trascurata. Venivano offerti al Signore animali ammalati, non sani, non utili all’uomo. Questo è vero disprezzo della santità del Signore. Meglio non offrire che disprezzare il Creatore di ogni cosa. Può il Signore gradire un sacrificio che insulta la santità del suo nome? Mai. Se Lui non viene riconosciuto come il Signore, il vero Signore di ogni cosa con l’offerta di vittime degne del suo nome, Lui rifiuterà sempre questi abominevoli sacrifici e offerte. Anche oggi i peccati contro il culto che offendono la Signoria di Dio sono molteplici. Neanche si possono più contare. La celebrazione del culto sempre rivela fede e amore del cuore.

Se un uomo vuole sapere qual è la verità della fede di una comunità è sufficiente che osservi le modalità della celebrazione del culto. Basta anche osservare come le persone si vestono quando partecipano al culto. Chi sa che si sta recando dinanzi alla divina Maestà, si presenterà vestito in modo decente. La povertà non c’entra con l’indecenza. A volte non si fa alcuna distinzione tra la spiaggia e il tempio santo del Signore. Oggi non si fa più alcuna distinzione tra luogo sacro e luogo profano, tra tempo sacro e tempo profano, tempo dedicato a Dio e tempo per noi. Il sacerdote ha il grave obbligo della vigilanza e della custodia della verità del culto. Spetta a lui porre ogni attenzione perché quanto offende il Signore sia rigorosamente evitato. Se lui non vigila, non educa, non pone alcuna attenzione, la profanazione del culto è sua grave colpa. Il Signore anche per questo lo chiamerà in giudizio. Ma anche il singolo fedele è obbligato ad evitare tutto ciò che nuoce alla santità del suo rapporto o relazione con il Signore Onnipotente. La non vigilanza del sacerdote non scusa il fedele nella non osservanza. Ognuno è responsabile dinanzi a Dio per le sue azioni ed omissioni.

OFFERTA PURA E MANI PURE


Responsabile del culto è il sacerdote. Tutto il Signore ha posto nelle sue mani: la verità della sua Parola e la verità del suo culto. Se il sacerdote non è più il custode della verità della Parola, inevitabilmente non sarà più il custode della verità del culto. Dio non è più confessato vero Dio dell’uomo nella verità della sua Parola e neanche può essere celebrato nella verità del culto. Le due verità, della Parola e del culto, sono una sola verità. Se una cade è perché l’altra è caduta. Cade la verità del culto, cade anche la verità della Parola. Si abita nella verità della Parola, si abiterà anche nella verità del culto. Il sacerdote è il custode dell’una e dell’altra verità. Se è custode, a lui spetta il compito della vigilanza. Se è custode, deve impedire che la falsità si impossessi della verità della Parola e della verità del culto. Se lui non custodisce, ogni verità muore. Grande è la responsabilità del sacerdote. Per lui la verità rimane nei cuori e per lui scompare. Per Lui Dio è confessato, adorato, celebrato secondo verità o nella falsità.

Al tempo del profeta Malachia il sacerdote non vigilava più né sulla verità della Parola e né sulla verità del culto. Offriva al Signore animali impuri, ammalati, difettosi. Così facendo, lui per primo insultava e offendeva la Santità e la Signoria del suo Dio. Così agendo il sacerdote si macchiava di un gravissimo peccato. Questo peccato rendeva impure le mani del sacerdote e impura anche la sua voce. L’impurità della voce trasformava le sue parole di benedizione in maledizione. Dio è talmente nauseato del sacerdote da promettere di renderlo totalmente immondo, gettandogli in faccia gli escrementi degli animali sacrificati. Così lui disprezzava Dio e Dio disprezzava Lui.

Mai nella Scrittura esiste una minaccia così pesante nei confronti del sacerdote. Mai prima il Signore aveva minacciato di trasformare le benedizioni in maledizioni e mai prima aveva annunziato che lo avrebbero reso immondo, facendolo un escremento dinanzi a Lui. Sono parole pesantissime, di una gravità unica, che rivelano l’amarezza del Signore dinanzi ad un culto immondo, impuro, che disonora la sua verità e la sua santità. Per il Signore di ogni falsità e immoralità che si introduce nel suo popolo, sempre responsabile è il sacerdote. Lui è stato posto a custodia della verità della sua Parola e del culto. Se non vigila, il popolo va alla deriva, ma di ogni male nel popolo lui è il solo responsabile. Il popolo perirà per il suo peccato, ma di ogni peccato del popolo il sacerdote dovrà rendere contro al Signore oggi e anche per l’eternità.

IL PECCATO CONTRO LA PROPRIETÀ DI DIO


Tutto l’universo creato è di Dio. Ogni cosa che vi è in essa è di Dio. L’aria è di Dio, come l’acqua, la terra, gli alberi, il sole, il vento. Ogni essere vivente è di Dio. Ma anche ogni frutto della terra è di Dio. L’uomo stesso è di Dio e tutto ciò che lui è, è per grazia di Dio. Quanto lui opera è solo in virtù dei molteplici doni a lui fatti dal suo Creatore e Signore. L’uomo non è proprietario di nulla di quanto esiste. Proprietario è solo il Signore. Noi sappiamo che anticamente vigeva la legge della mezzadria. C’era il padrone e c’era il coltivatore della terra o colui che l’aveva affittata. Al momento dei raccolti, si presentava il fattore del padrone e divideva in due ogni cosa: metà andava al padrone e metà al lavoratore o a colui cui la terra era stata affittata.

Dio dona la terra al suo popolo. Assieme alla terra dona l’acqua e il sole, dona la sua benedizione. Inoltre la Terra Promessa non è stata divisa in dodici tribù, ma in undici. Ai Leviti non è stata data alcuna porzione. Per il loro sostentamento il Signore ha chiesto alle altre undici tribù che offrissero ai loro fratelli Leviti, dediti interamente alla celebrazione del suo culto e al servizio della tenda del convegno e del tempio la decima dei prodotti della terra e degli animali e le primizie dei loro raccolti. Decime e primizie non vanno date ai Leviti per carità, misericordia, pietà. Vanno invece portate per diritto, per giustizia. Sono proprietà di Dio e Dio le ha assegnate ai servitori del suo culto, della sua tenda, del suo tempio. Sottrarre a Dio decime e primizie è un peccato di furto, grave ingiustizia, offesa al Signore, perdita totale della fede. Privando Dio di primizie e di decime, non si crede più nella verità del loro Signore e Creatore.

Peccare contro la proprietà di Dio è infinitamente più grave che peccare contro la proprietà dell’uomo. Prima di tutto perché si spingono i Leviti ad abbandonare il loro servizio. Dio così viene privato della sua gloria. Il tempio manca della sua perfetta assistenza. Se crolla il culto in un popolo, ben presto crolla anche la sua vera socialità. La gravità di un peccato si misura dalla persona che viene offesa, dall’entità della trasgressione, dalle conseguenze che il peccato produce. Rubare ad un uomo è offesa alla volontà di Dio e priva di qualche bene o anche di molti beni la persona a cui essi sono stati sottratti. Rubare le decime a Dio, non solo è privare i sacerdoti del loro sostentamento. Cosa grave. È anche privare l’intero popolo del sostentamento spirituale. Cosa gravissima. Se sacerdoti e leviti abbandonano il tempio perché devono pensare a procurarsi di che vivere, tutto il popolo cade nella falsità. Manca loro la luce che lo illumina e la santità che lo rende santo. Il popolo è condannato all’idolatria e all’immoralità. Idolatria e immoralità provocano ogni danno sociale.

IL PECCATO CONTRO IL PENSIERO DI DIO


Il peccato dei peccati, la trasgressione delle trasgressioni è cancellare il pensiero del Signore e al suo posto porre il pensiero dell’uomo, come unico principio di verità e di azione. Si comprenderà che così facendo, scompare tutta la rivelazione. La Scrittura Santa perde ogni valore. Essa non è più fondamento della verità, della luce, della moralità del popolo del Signore. Vi è il peccato, la confessione della colpa, la richiesta di perdono. C’è la Legge, si sa di non averla osservata, si chiede umilmente perdono al Signore. Si ritorna nella salvezza di Dio. Vi è il peccato e la rimozione di esso dal cuore. Lo si vuole considerare non peccato. Si sa però che la Legge è stata offesa, anche se si fa di tutto per nasconderlo ai nostri occhi. Viene il profeta, ci sveglia dal torpore, si confessa la propria colpa, si chiede perdono a Dio, si ritorna nella verità della Legge e del Signore della Legge. Si torna nuovamente nell’obbedienza a Dio.

C’è poi un terzo stadio. Il soffocamento della verità nell’ingiustizia. Procedendo di peccato in peccato e di trasgressione grave in trasgressione ancora più grave, si arriva fino al soffocamento della verità. Ci si convince che il male sia bene e che il bene sia male. Tutto questo avviene per processo interno all’uomo. Il soprannaturale viene escluso dalla nostra vita. Ci si immerge in una immanenza di idolatria, immoralità, morte spirituale di tutto l’uomo. Quando si giunge a questo stadio quasi mai vi è ritorno indietro. È come se la coscienza fosse morta. È come se l’uomo fosse di legno o di pietra, di rame o di bronzo. Diviene impossibile entrare nel suo cuore, nel suo spirito, nella sua anima. Gesù diceva ai suoi ascoltatori che sono divenuti così insensibili da non essere capaci più di alcuna reazione, né verso il pianto e né verso la gioia.

Ma non sono questi i peccati che denuncia il Signore per mezzo del suo profeta Malachia. Vi è un peccato ancora più grave ed è quello contro il pensiero di Dio. Si giustifica il male attribuendo a Dio il cambiamento dei suoi pensieri. Spieghiamoci bene. Il male è male e il bene è bene. Tra uccidere un uomo e non ucciderlo vi è grande differenza. Presso Dio invece è la stessa cosa. Lo si accusa di indifferenza. Che io faccia il bene o faccia il male alla fine è la stessa cosa. È il pensiero dominante di oggi. Che io sia uno stragista, un terrorista, che lascio il mio ministero per occuparmi di altro, che io curi i corpi anziché lo spirito, che io, sacerdote, mi occupi delle cose del mondo anziché delle cose di Dio, è presso il Signore la stessa cosa. Alla fine il risultato è lo stesso. Chi fa il bene non riceve un danno e neanche chi fa li male. Oggi si insegna che alla fine tutti saranno accolti in paradiso, che l’inferno non esiste, che se esiste esso è vuoto. Che non c’è differenza tra fedeltà e infedeltà, tra purità e impurità, tra stato di grazia e di peccato. È questo il gravissimo peccato contro il pensiero di Dio. Noi invece sappiamo che dalla prima pagina della Genesi fino all’ultima dell’Apocalisse della Scrittura canonica, il pensiero di Dio non è mai mutato. È uno e lo stesso in eterno. Sarebbe sufficiente che ogni uomo di Dio smettesse di peccare contro il pensiero di Dio e che ogni sacerdote educasse il popolo al vero pensiero di Dio, per entrare in un’era nuova della nostra storia. Il peccato contro il pensiero di Dio oggi è la causa di tutti i mali della terra. Ognuno, a modo suo, commette ogni giorno peccato contro il pensiero di Dio, aggiungendo e togliendo a suo piacimento.

IL SIGNORE EDUCATORE DEL SUO POPOLO


Chi deve educare il popolo di Dio sulla verità della Parola e del culto è il sacerdote. Lui ha il posto di Dio sulla terra. Se Lui viene meno in questa sua altissima divina missione, tutto il popolo precipita nella falsità sia della parola che del culto. La falsità della Parola trasforma la vita in falsità, le relazioni in falsità, le decisioni in falsità, le opere in opere false. Tutto è falso se il sacerdote non forma e non educa sia alla verità e santità della Parola che del culto. Non credo che il sacerdote sia cosciente di questa sua altissima responsabilità. Tuto è da lui. Nulla è senza di Lui. Da lui è la verità. Senza di lui è la falsità. Da lui è la santità. Senza di lui è l’immoralità e il peccato.

Finché il sacerdote non prenderà coscienza di questa sua responsabilità, non potrà esserci salvezza per l’umanità. Quando il sacerdote perde la coscienza della sua missione, tutta l’umanità perde la coscienza della sua missione dinanzi a Dio e all’uomo. Ma chi può dare al sacerdote la vera coscienza della sua missione? Prima di tutto un altro sacerdote. In secondo luogo i profeti del Dio vivente. Questi sono mandati dal Signore per dare la verità della missione ai sacerdoti, perché i sacerdoti la diano ad ogni altro uomo. È lavoro vano lavorare con il popolo, se poi la sorgente della verità del popolo rimane inquinata e sommersa nella sua falsità. Dalla verità e santità del sacerdote è la verità e la santità di tutto il popolo, di tutta l’umanità. Questa verità mai va dimenticata. O si inizia e si finisce dalla verità e dalla santità del presbitero, oppure ogni lavoro sarà sempre vano e inadeguato. Manca la sorgente della verità e della santità. Se la fonte non solo manca, ma diviene fonte di falsità e di peccato, allora è la fine del popolo di Dio. Esso si immergerà in ogni idolatria e immoralità.

Vergine Maria, Madre del Sacerdote Santissimo, aiuta ogni sacerdote perché sia in Cristo fonte della verità e della santità del suo popolo. Angeli, Santi, sostenete i sacerdoti perché mai si smarriscano nella falsità dei pensieri del mondo e nella sua immoralità. Un sacerdote santo è la verità e la santità del popolo del Signore.

Catanzaro 07 Ottobre 2017

Beata Maria Vergine del Rosario




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