Lo storico e IL paradigma indiziario Storia ed errore



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tarix26.09.2017
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Lo storico e il paradigma indiziario

  • Storia ed errore


Carlo Ginzburg, fra Sherlok Holmes e Sigmund Freud

  • Lo storico italiano Carlo Ginzburg in un celebre saggio del 1978 paragona il metodo investigativo di Sherlok Holmes, quello del medico e storico dell’arte ottocentesco Giovanni Morelli e quello di Sigmund Freud, accomunandoli sotto la definizione di “paradigma indiziario”.



Il “paradigma indiziario”

  • Secondo il paradigma indiziario

  • “la personalità va cercata là dove lo sforzo personale è meno intenso”;

  • ad esempio nei nostri piccoli gesti inconsapevoli, nei tic, nei lapsus, che rivelano la nostra vera natura.



Il “fiuto” di Sherlok Holmes

  • Il celebre detective inglese inventato da Conan Doyle applica un infallibile metodo indiziario basato sull’osservazione di dettagli impercettibili ai più (cenere di sigaretta, capelli, impronte sul terreno, caratteristiche rivelatrici) e sfuggiti al suo collaboratore Watson.



Il “metodo Morelli” per scoprire i falsi d’arte

  • Per distinguere un dipinto originale da una copia – scrive Giovanni Morelli – non bisogna basarsi, come si fa di solito, sui caratteri più appariscenti e per ciò più facilmente imitabili, ma bisogna esaminare i particolari più trascurabili e meno influenzabili dallo stile e dalle caratteristiche della scuola, come i lobi delle orecchie, le unghie e le dita delle mani e dei piedi.



Cataloghi di dita e di orecchie

  • Catalogando e classificando centinaia di particolari anatomici, apparentemente insignificanti, ma sempre presenti negli originali e non nelle copie, Morelli propose e risolse decine di nuove attribuzioni nei principali musei d’Europa.

  • Una celebre Venere del Museo di Dresda, attribuita al Sassoferrato, fu ed esempio identificata come una delle pochissime opere autografe del Giorgione,



Freud e la scoperta dell’inconscio

  • Analogamente Freud, dichiarato ammiratore di Morelli, basa la sua psico-analisi sull’osservazione di dettagli marginali rivelatori della personalità: il lapsus e il tic sono fattori decisivi per la scoperta dell’inconscio.



Attenzione al dettaglio

  • Così lo storico non deve cercare la spiegazione dei fatti nel disegno generale (ammesso che ve sia uno …), ma nel dettaglio e nello scarto.



Il modello della semeiotica medica

  • Qual è il modello comune ai tre personaggi citati da Ginzburg (tutti e tre laureati in medicina)?

  • La semeiotica medica.

  • Ossia la disciplina che consente di diagnosticare le malattie inaccessibili all’osservazione diretta sulla base di sintomi superficiali, a volte irrilevanti agli occhi del profano, basata sull’antico sapere congetturale capace di scoprire l’elemento rivelatore di un fenomeno, sotto la superficie.



L’indovino e il cacciatore

  • Gli esempi più antichi di tale atteggiamento mentale sono:

  • L’indovino che interroga le viscere degli animali e il volo degli uccelli

  • Il cacciatore che scruta le tracce sul terreno e scopre ciuffi di pelo fra i rovi



Lo storico come il cacciatore che scruta le tracce della preda

  • “Dietro questo paradigma indiziario o divinatorio s’intravede il gesto forse più antico della storia intellettuale del genere umano: quello del cacciatore accovacciato nel fango che scruta le tracce della preda”

  • (C. Ginzburg)



Un sapere debole?

  • Il sapere congetturale non ha però uno statuto disciplinare forte: non è un sistema scientifico; anzi, a tratti sconfina nell’arte e nella magia.

  • Nel mondo antico era prerogativa dei vasai, dei falegnami, dei marinai, dei cacciatori, dei pescatori, delle donne, dei medici e degli storici.



Un mestiere che non si impara

  • Nessuno impara il mestiere del detective, o del conoscitore, o del diagnostico, o dello storico, limitandosi a mettere in pratica regole stabilite e preesistenti.

  • In questo tipo di conoscenza entrano in gioco elementi imponderabili: fiuto, colpo d’occhio, intuizione.



Il dilemma dello storico:

  • O assumere uno statuto scientifico forte per arrivare a risultati conoscitivi poco rilevanti.

  • O assumere uno statuto scientifico debole per arrivare a risultati conoscitivi rilevanti.



Due metodi di lavoro (e i loro rischi)

  • Lo storico lascia che siano i documenti ad indicargli la via = scopre nuove fonti

  • Il rischio è il positivismo

  • Lo storico formula un’ipotesi e ne verifica la consistenza = esamina fonti note da un nuovo punto di vista

  • Il rischio è l’ideologismo



I fattori di errore nel lavoro dello storico

  • Nel 1373 il grande storico arabo Ibn Kaldum segnala sette fattori di errore nell’indagine storica.

  • La sua riflessione può essere riproposta anche oggi.



Ibn Kaldum (1373)

  • Sono fattori di errore nell’indagine storica:

  • La parzialità rispetto a un credo o a un modo di pensare.

  • L’eccesso di confidenza nelle proprie fonti d’informazione.

  • La fallace comprensione del significato di un fatto.

  • La credenza irriflessa nella verità (= fede cieca nell’autorità delle fonti).

  • L’incapacità di inquadrare un avvenimento all’interno di un contesto reale, a causa della complessità della situazione.

  • Il desiderio di conquistarsi il favore dei potenti.

  • L’ignoranza delle leggi che governano la trasformazione della società umana.




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